La bellezza e l’inferno : “Scrivere in questi anni, mi ha dato la possibilità di esistere.(…) Ho coinciso con la mia vita stessa. Se qualcuno ha sperato che vivere in una situazione difficilissima potesse indurmi a nascondere le mie parole, ha sbagliato. Non le ho nascoste, non le ho perdute. Ma questo ha coinciso anche con una lotta, una quotidiana, un corpo a corpo silenzioso, come un combattimento ombra. Scrivere non fare al meno delle mie parole, ha significato non perdermi. No darmi per vinto. Non disperare.
Ho scritto in una decina di case diverse, nessuna abitata per piu di qualche mese. Tutte piccole o piccolissime, tutte, ma proprio tutte, dannatamente buie. Le avrei volute piu spziose, piu luminose, volevo almeno un balcone, un terrazzo : lo desideravo come un tempo avrei desiderato viaggi, orizzonti lontani. Una possibilità di uscire, respirare, guardarmi intorno. Ma nessuno me le fittava. Non potevo scegliere, non potevo girare per cercarle, non potevo nemmeno decidere da solo dove abitare. E se diventava noto che io stavo in quella via, in quella casa, allora ero subito costretto a lasciarla. E la situazione di molti che vivono nelle mie condizioni. Ti presenti a vedere l’appartemento che con fatica i carabinieri hanno selezionato cominciando pure a mediare col proprietario, ma appena quello ti riconosce le risopte si assomigliano : “la stimo moltissimo, dottore, ma non posso proprio mettermi nei guai, ho gia molti problemi” ; oppure “fosse per me non ci sarebbero problemi : è che ho dei figli, una famiglia, sa devo pensare alla loro sicurezza” (….)
